Un tribunale federale ha temporaneamente impedito al Texas di applicare una nuova legge che avrebbe richiesto agli app store – inclusi App Store di Apple e Google Play – di verificare l’età degli utenti prima di consentire download di app o acquisti in-app. La sentenza, emessa martedì dal giudice distrettuale americano Robert Pitman, rappresenta una vittoria significativa per l’industria tecnologica e una battuta d’arresto per i sostenitori che cercano un maggiore controllo da parte dei genitori sull’accesso digitale dei bambini.
Preoccupazioni relative al Primo Emendamento
La legge, nota come App Store Accountability Act, sarebbe dovuta entrare in vigore a gennaio. Avrebbe costretto gli app store a implementare metodi di verifica dell’età, richiedendo il consenso dei genitori per gli utenti sotto i 18 anni. Il giudice Pitman ha ritenuto che ciò probabilmente viola i diritti del Primo Emendamento sia degli app store che degli utenti, citando indebite restrizioni alla libertà di parola.
“Questa legge limita l’accesso a un vasto universo di parola richiedendo la prova dell’età e il consenso dei genitori”, ha scritto il giudice nella sua sentenza. “È come richiedere controlli d’identità in una libreria prima che qualcuno possa entrare o acquistare un libro.”
Il confronto del giudice evidenzia una questione fondamentale: l’ampia portata della legge e il potenziale superamento della privacy degli utenti e dell’accesso alle informazioni.
Una tendenza in crescita, ma con sfide legali
Il Texas non è il solo a perseguire misure di verifica dell’età. Oltre 20 stati hanno preso in considerazione o approvato leggi simili, spinti dalle preoccupazioni sulla protezione dei minori dai contenuti dannosi online. Tuttavia, molte di queste leggi devono affrontare sfide legali a causa delle implicazioni del Primo Emendamento. La California ha recentemente approvato un regolamento più moderato sostenuto da Apple e Google, il che suggerisce che l’industria è disposta a collaborare su un certo livello di verifica dell’età, ma a determinate condizioni.
Scontro tra settori sulla responsabilità
Il caso rivela un conflitto più profondo all’interno dello stesso settore tecnologico. Apple si è opposta ad ampi obblighi di verifica dell’età, sostenendo che compromettono la privacy degli utenti e sarebbero gestiti meglio dai singoli sviluppatori di app. Nel frattempo, le società di social media come Meta hanno spinto affinché Apple e Google si assumano la responsabilità di verificare l’età a livello di sistema operativo, semplificando il processo per i genitori.
L’impatto della sentenza
L’ingiunzione preliminare preserva i diritti del Primo Emendamento per app store, sviluppatori, genitori e utenti Internet più giovani, secondo Stephanie Joyce, portavoce della Computer & Communications Industry Association, che ha intentato la causa. Apple e Google hanno rifiutato commenti immediati.
In definitiva, la decisione del giudice sottolinea il complesso equilibrio tra la protezione dei bambini online e il rispetto dei diritti costituzionali. È probabile che la battaglia legale sulla verifica dell’età continui mentre gli stati e le aziende tecnologiche si muovono nel panorama digitale in evoluzione.
