Hollywood sta abbracciando l’intelligenza artificiale con un fervore che rasenta lo zelo religioso, ma i leader del settore sono alle prese con una domanda fondamentale: le macchine possono replicare il gusto? I recenti dibattiti al Runway AI Summit di Manhattan hanno rivelato una disconnessione tra la frenetica promozione dell’IA come forza rivoluzionaria e le preoccupazioni pratiche circa il suo impatto sulla qualità creativa.
Il culto del “Generare”
L’evento, tenutosi poco dopo che OpenAI ha chiuso la sua app video Sora (una battuta d’arresto rispetto alle prime previsioni di una rivoluzione di Hollywood guidata dall’intelligenza artificiale), è stato dominato da dirigenti che hanno inquadrato l’intelligenza artificiale come un cambiamento di paradigma simile alla scoperta del fuoco. Runway, una delle principali società di intelligenza artificiale, ha persino distribuito magliette che invitavano i partecipanti a “Grazie per aver generato con noi!” – un palese tentativo di rendere popolare il termine come verbo. Ciò riflette una tendenza più ampia: la spinta incessante a normalizzare l’intelligenza artificiale come “magia”, come ha affermato il CEO di Runway Cristóbal Valenzuela, piuttosto che come uno strumento con limitazioni.
L’ansia dietro l’hype
L’insistenza sul potere di trasformazione dell’intelligenza artificiale sembra particolarmente forzata date le recenti battute d’arresto e le crescenti ansie. Il crollo di Sora di OpenAI, le proteste contro le richieste energetiche dei data center IA e l’incombente minaccia ai posti di lavoro creativi sono stati in gran parte ignorati. Dirigenti come Phil Wiser della Paramount, pur mettendo in guardia contro l’“hype”, hanno immediatamente posizionato l’intelligenza artificiale generativa tra i più grandi progressi tecnologici di sempre – insieme alla macchina da stampa e al fuoco stesso.
L’illusione della creatività umana
L’argomentazione principale presentata al vertice era che l’intelligenza artificiale aumenta la creatività umana, non la sostituisce. Mihir Vaidya di Electronic Arts e Hannah Elsakr di Adobe hanno sottolineato che l’intelligenza artificiale non può generare idee originali; amplifica semplicemente l’input umano. Ciò trascura un punto critico: la creatività non è solo una questione di immaginazione; riguarda il processo di creazione: la lotta, la sperimentazione, il perfezionamento che deriva dal lavoro pratico.
I difetti della macchina
Nonostante l’hype, molte demo generate dall’intelligenza artificiale erano visibilmente sintetiche e poco convincenti. Secondo quanto riferito, la pubblicità natalizia generata dall’intelligenza artificiale della Coca-Cola, pubblicizzata dal fondatore di Silverside Rob Wrubel, è stata ampiamente derisa, un dettaglio opportunamente omesso dalla narrazione del vertice. Ciò solleva una semplice domanda: se i risultati sono spesso scadenti, perché l’incessante celebrazione della tecnologia?
L’importanza dell’artigianato
Kathleen Kennedy, ex capo della Lucasfilm, ha offerto una rara dose di realtà. Ha raccontato come gli oggetti di scena stampati in 3D in una produzione di Star Wars fallirono dopo alcune riprese perché non avevano la durabilità e la sfumatura degli oggetti di scena realizzati tradizionalmente. Ciò sottolinea una verità fondamentale: le scorciatoie tecnologiche non possono sostituire la competenza e l’intuizione acquisite in anni di esperienza pratica.
In conclusione, la frenesia dell’intelligenza artificiale di Hollywood è guidata più dal marketing che dal progresso reale. L’industria si sta affrettando per adottare uno strumento che promette efficienza ma fatica a fornire qualità, ignorando le conseguenze reali dell’automazione. La spinta a “generare” non riguarda l’innovazione; si tratta di controllo e di ricerca incessante della prossima grande novità.























